Qualche parola prima di cominciare – “La Piega del Tempo” di Adriana Soares

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Sono nata dormiente.

Dormivo per davvero. Oggi, potrei dire che stavo immagazzinando le energie di cui avrei avuto bisogno per tutta la vita. Sarei vissuta in moto perpetuo una volta nata, come gli squali. Non avrei mai avuto il tempo o la possibilità di starmi a guardare l’ombelico. Sono sempre stata incline alla lotta, ma a volte cercavo momenti di contemplazione, in cui prendevo appunti mentali per raccontarli in seguito. Ossia, accumulavo ammassi di ricordi, di parole, di persone, di colori e di sensazioni, per farli riemergere in seguito un po’ alla volta: nella pittura, nei miei racconti a volte nella poesia. Anche se nella mia famiglia non esiste fare confidenze, per quello ci sono le zie. Ma io vado controcorrente ed, oggi, butto fuori tutto ed i miei panni li sciacquo nel mondo. Quindi, quando vengo travolta da un turbinio di ricordi, io li ributto all’esterno. Qualcuno mi ha detto che nei miei quadri c’è un senso di nostalgia e di solitudine in un paesaggio crepuscolare e poco affollato e questo pensiero mi ha portato a riflettere sul fatto che, in effetti, questo mio raccontare non era altro che un esercizio costante della nostalgia. La nostalgia per una vita passata.

Sono stata straniera, forestiera per tutta la vita, condizione che devo accettare perché così è e chiunque si avvicini a me, me lo fa notare, ed il più delle volte, come se fosse una cosa negativa, come fossi una cittadina italiana di seria B. In effetti, ho detto addio a terre diverse più e più volte, tanto da sentire le mie radici inaridirsi e, obbligatoriamente, questo mi ha portata a “generare” delle radici nuove di zecca. Ma ancora non ho trovato un terreno abbastanza fertile in cui fissarle, così quel terreno è diventato la mia memoria, un luogo virtuale, intricato, un labirinto senza ne capo ne coda, una valigia che mi porto sempre dietro. Isabel Allende disse che fin da bambina si era sentita estranea in famiglia e in mezzo alla sua gente. Spiegò che questa sensazione è comune a quasi tutti gli scrittori, compresi quelli che non hanno mai lasciato la loro città natale e che è una condizione legata alla loro professione, perché senza il disagio di sentirsi diverso, non nascerebbe la necessità di scrivere o di dipingere, nel mio caso. L’arte in generale, sarebbe un tentativo di comprendere se stessi e mettere ordine nella confusione della propria esistenza. Quest’angoscioso senso di inquietudine che mi tormenta non appartiene alla gente normale, ma solo a noi che ci sentiamo incompleti cronici. Non mi sono mai sentita adeguata in alcun ruolo, mi sono sempre sentita manchevole ed inappropriata. è per questa ragione che cerco una certa tessera da inserire nel mio puzzle incompleto, che probabilmente non esiste. Mi rendo conto, tuttavia, che è un problema mio, ma con grande coraggio e ostinata determinazione cercherò di risolvere la mia questione irrisolta. Come al solito ho divagato e tornando ai miei prossimi dieci racconti, ho voluto passare in rassegna aspetti della vita e dell’animo umano che spesso ignoriamo, per abitudine o perché ci nauseano.  Pochi momenti di gioia innocente, perché in fin dei conti è una fase della vita, anche se per alcuni sognatori compulsivi come me quella freschezza d’animo la tengo sempre a portata di mano, non sia mai che la cupezza dell’abitudine provi ad avvicinarcisi un po’ troppo. Si nasce, si cresce facendo scelte e poi fine. Si aspetta che il tutto si deteriori per vedere la verità dall’esterno. Ecco, lì sta colui che fu: un punto nell’infinito. Nessuno sarà in grado di conoscere il suo presente, ne lui stesso lo saprà. Dunque cosa fare? Vivere e scegliere. Il libero arbitrio ci rende più forti? Ho trattato temi scomodi ed a volte lugubri, ma allo stesso tempo ho cercato momenti di gioia adolescenziale, con qualche ricordo infantile, di momenti felici. Ma se mi fermo a guardarmi intorno cercando di immergermi in quest’infinito di vite, non potrei ignorare la vita. Cerco di riflettere sulle problematiche legate alla psicologia ed al corpo. Lo faccio mettendomi nei panni di un’adolescente problematica, sul problema della sessualità senile, sulla crisi esistenziale di una moglie infelice o sul valore della propria vita. Cerco l’Epifania per ogni dove, quella rivelazione che ti porta la pace, anche se per un attimo. In fondo, esser in pace, è in verità la vera felicità. Si cerca la pace per esser felici. Si cerca la profondità delle cose che contano. In fondo sono poche e semplici: salute, amore e pace. Tramite la quotidianità di personaggi che trascendono verso un miracolo, un dono: il dono della rivelazione, quella sensazione di completezza, di beatitudine e di apertura. Tante vite che si perdono e che si ritrovano in un labirinto di cose e di pensieri sprecati, di sentimenti e tutto è come l’acqua di un momento. In un attimo l’acqua che bagna il nostro viso diverrà per un momento luminosità sotto il sole e poi svanirà, lasciando solo un soffio di vita, un ricordo. Mi sforzo di dire che la vita non è un lusso, o una vanità, ma l’unico modo per esistere. E’ per questo motivo che non perdono l’ignavia, il vero male, così come coloro che vivono guardando dall’altra parte, accettando per questo ogni malvagità. Ciò malgrado, la ricerca disperata del vivere produce l’unico effetto di riuscire a sopravvivere. Alla fine utilizzo le parole, un po’ come degli ambasciatori che ci rappresentano in terre lontane, quali testimoni del campo di battaglia. Dietro di loro e dentro il loro groviglio, sopravvivrà ardendo una vita selvaggia ed indomita, dove i tremori ed i brividi saranno le uniche mete ricercate e segnate sulla pelle. Le poesie che introducono i racconti sono state tratte dalla mia ultima raccolta di poesie intitolata:

“La mia vita in pensieri sparsi e poco ordinati” 2018

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L’indomito oceano

Vengo dall’oceano,

non posso fermarmi,

non posso essere domata.

Quando ciò accadrà,

diventerò una grossa,

immensa onda che si alzerà dalle profondità.

Sarà così alta,

che finirà per travolgere ogni cosa al suo passaggio.

Si riverserà contro le rive e

con un ruggito assordante,

divorerà ogni cosa.

Si cerca l’ignoto.

Un mondo immenso,

infinito.

Dove trovare pace,

man mano che avanzerò,

mi avvicinerò sempre più a quel luogo

dove si acqueteranno le mie acque rivoltose.

Si piegheranno,

annegheranno se stesse,

andando fuori dal tempo.

Trovando l’ignoto.

Schermata 01-2458146 alle 17.25.55

 

 

 

 

 

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